Festa sociale 2026

Domenica 28 giugno si è svolta la tradizionale festa sociale della Riserva di Caccia di Gonars assieme al sodalizio Enalcaccia di Gonars.

Nella bellissima location del Campo di Tiro a Volo di Porpetto si è disputata la gara di percorso di caccia, appositamente studiata per l’occasione, in un circuito di 10 piattelli su due postazioni, quest’anno, in via sperimentale, su due campi. A seguire poi il Trofeo della Riserva di Caccia di Gonars su lepre con 8 piattelli, simpatico percorso per mettere a dura prova anche i migliori tiratori.

Quest’anno grande partecipazione anche grazie agli amici dell’Enalcaccia che hanno partecipato numerosi. Abbiamo avuto in pedana ben 41 concorrenti che si sono divertiti in un percorso veramente accattivante e impegnativo.

Come da tradizione, anche quest’anno erano presenti gli amici della Slovenia (Vrhnika), gemellati con il nostro Comune, che hanno partecipato nella categoria della Riserva di Caccia di Gonars.

Sul campo presenti anche le autorità: il Sindaco Ivan Boemo e l’assessore Paolo Pettinà del Comune di Gonars, oltre a tanti amici che sono venuti a trovarci e hanno trovato una grande ospitalità.

Anche il Sindaco si è destreggiato in una prova, con una performance di tiro di tutto rispetto.

Dopo la gara del mattino non poteva mancare il momento conviviale nel ristorante “Da Renzo” a Gonars, ormai ritrovo collaudato, al quale hanno partecipato l’assessore Pettinà e una rappresentanza degli agricoltori locali.

Anche quest’anno una bella presenza di giovani cacciatori, grazie anche al supporto degli amici di Enalcaccia, che hanno rallegrato la giornata e ci fanno ben sperare per il futuro della caccia.

Durante le premiazioni abbiamo consegnato le targhe di riconoscenza a due cacciatori che, per raggiunti limiti di età, hanno appeso il fucile al chiodo: Giorgio Pasqualis e Giovanni Ricetto. Ci siamo un po’ emozionati, ma è stato bello condividere questo momento insieme, rinforzando il senso di appartenenza al gruppo come una grande famiglia.

Non poteva mancare la tradizionale lotteria che, quest’anno, ha dato il meglio di sé con premi stratosferici!

Che dire, festa di grande successo e tanta partecipazione quest’anno, per un momento di condivisione della nostra passione assieme agli amici e alle nostre famiglie, per ricordare che la caccia è e sarà per sempre parte della nostra esistenza.

La classifica

Classifica Riserva di Caccia di Gonars

1° classificato Sguassero Luigi con 17 piattelli;
2° classificato Venco Flavio con 13 piattelli;
3° classificato Ronutti Roberto con 12 piattelli;
4° classificato Brane con 12 piattelli;
5° classificato Stroppolo Silverio con 12 piattelli.

Classifica Enalcaccia – Sodalizio di Gonars

1° classificato Michelin Nevio con 18 piattelli;
2° classificato Pascoli A. con 17 piattelli;
3° classificato Fabbro Aldo con 16 piattelli;
4° classificato Zappetti C. con 16 piattelli;
5° classificato Moschetta L. con 16 piattelli.

Classifica Foranei

1° classificato Prez A. con 19 piattelli;
2° classificato Rovedo Nicola con 16 piattelli;
3° classificato Wenz Stefano con 16 piattelli.

Il Trofeo della Riserva di Caccia di Gonars è stato assegnato a Venco Flavio con 8 piattelli su 8!

Il Personaggio: Natalino Rupeno

Una mattina di una calda estate, era il 1977, Renzo Lepagier mi chiese la cortesia di sellare la cavalla Tazina per condurla a coprire con uno stallone, il cui proprietario si era appena trasferito in località Casatta Vecchia; avevo da poco iniziato a montare a cavallo e non mi parve vero di potermi lanciare al galoppo fino a destinazione. Arrivai in pochi minuti con la cavalla che schiumava sudore da tutto il corpo e fui accolto così : “ Che male ti ha fatto quella povera bestia per farla correre e sudare in quel modo e con questo caldo “. Questo fu il primo incontro con Natalino Rupeno, meglio conosciuto come Nino, da quel giorno non ho più parlato di cavalli, ho solo ascoltato.

 

Era nato a Parenzo il 2 giugno 1940 e quel giorno transitò sotto casa sua il Giro d’Italia!

Era fiero di appartenere a una terra aspra, ma bellissima come l’Istria. Il padre, insegnante e pedagogo, e il nonno materno, possidente terriero, sono stati fondamentali per la sua formazione: il primo gli ha certamente insegnato quella cortesia ed educazione che trasparivano dal comportamento di Nino, il secondo l’amore per la terra e i cavalli, che saranno sempre il segno distintivo della sua esistenza.

Alla fine del secondo conflitto mondiale lasciò l’Istria occupata dalla forze titine e, assieme alla madre Maria Radossi, raggiunse il padre Emilio Rupeno, professore presso la scuola italiana in Romania e console italiano a Craiova, ma dovettero lasciare il Paese nel 1947, dopo la caduta del re

Michele I e l’instaurazione del regime comunista, perdendo ogni avere e rientrando in Italia come la maggior parte dei profughi istriani: una situazione che segnò profondamente e negativamente l’infanzia di Natalino.

La famiglia si trasferì nel Maccarese, a quel tempo facente parte della municipalità di Roma, zona a

vocazione agricola e di allevamento di bestiame da latte. Di questo periodo c’è un episodio che evidenzia lo spirito d’iniziativa e le capacità di allevatore di Nino : “Avevo dieci anni , grazie alla disponibilità del fattore Salce ( zio del noto attore e regista Luciano Salce ), allevavo tre batterie di

galline ovaiole e la mattina presto raccoglievo le uova, per poi venderle prima di iniziare le lezioni scolastiche a Roma, naturalmente l’unico corredo didattico era un quaderno piegato in quattro e infilato nella tasca dei calzoni, perchè avevo le mani sempre occupate per sistemare sull’autobus

i contenitori con le uova”.

In seguito la famiglia si stabilì definitivamente a Ronchi dei Legionari dove il padre, direttore didattico, concluse il suo percorso lavorativo raggiungendo la quiescenza. Natalino, dopo aver frequentato il  liceo scientifico a Monfalcone, intraprese diverse professioni: lavorava in un mulino, distribuiva bibite a domicilio e, infine, trovò un impiego alla cartiera del Timavo, ma non era soddisfatto perché queste occupazioni non gli lasciavano il tempo per dedicarsi agli amati cavalli.

Iniziò, così, a lavorare come aiutante del colonnello Jovanovic ( istruttore del re Pietro II di Jugoslavia e olimpionico della squadra di equitazione iugoslava ), prima presso il Circolo Ippico Friulano di Spezzotti, poi, durante la stagione estiva a Lignano, si trasferì, quindi, in Veneto a Vado, dove divenne il maestro del circolo ippico del commendatore Furlanis di Portogruaro e dopo un periodo trascorso come istruttore nel maneggio sulla Mainizza, arrivò a Fratta di Romans d’Isonzo.

Qui iniziò l’allevamento dei cavalli arabi e insieme all’amico Federico ( Vito ) Fogarin andò alla ricerca della perfezione nel cavallo arabo. Frequenti furono le visite in Germania e Ungheria presso

gli allevamenti statali per cercare dei soggetti morfologicamente interessanti, tra i quali si annovera il famoso l’allevamento di Bàbolna in Ungheria, regno dell’arabian Shagya. L’amico Fogarin ottenne con la cavalla Maysuna Guasimo, nata nel suo allevamento di Bibione, l’ambito riconoscimento di più bella cavalla al mondo della razza araba egiziana.

Natalino nel 1977 acquistò cinque ettari di terreno in località Casatta Vecchia a Gonars e ricominciò

l’attività di allevatore con alcune fattrici e i suoi stalloni: prima Drino, poi Matcan, Sifat e Siddharta.

Oltre all’attività con la stazione di monta con gli stalloni arabi  allevava anche alcuni bovini di razza Aberdeen Angus, maiali vietnamiti, galli, anatre e galline, un piccolo gregge di Suffolk, pecora rustica che non richiede pascoli particolari e dalla carne ottima, e alcune capre.

Fino a pochi anni fa conduceva al pascolo il suo gregge, aiutato prima dalla cagna Astra (incrocio

di pastore tedesco) poi, qualche tempo dopo, da Lola Pink ( Border Collie ) con una capacità che certamente ricordava l’origine morlacca dei suoi avi.

Era diventato uno dei più esperti e profondi conoscitori dei cavalli: con un’occhiata capiva subito se

l’animale rientrava negli standard di razza e se presentava qualche problema, questa esperienza gli permise, quando entrò a far parte dell’associazione allevatori, di presiedere le commissioni in veste di giudice.

Faceva parte, assieme al compianto Renzo Lepagier, dell’Associazione Friulana Attacchi, famosa la sua pariglia di cavalli ungheresi (balzani di quattro) che, considerata l’esuberanza dei soggetti, solo lui riusciva a condurre senza problemi.

Tra le sue grandi passioni ricordiamo anche l’attività venatoria come socio della riserva di caccia di Gonars.

Nell’ultimo periodo, a causa di seri problemi di salute, era costretto a muoversi con la sedia  a rotelle, ma non ha voluto mai abbandonare la sua residenza in Casatta Vecchia, riuscendo a condurre una vita indipendente, com’è stata tutta la sua storia; ogni tanto saliva sul suo sidecar Ural AK47 giallo e raggiungeva il paese per acquistare gli immancabili “toscani” e farsi un bicchiere con gli amici.

Sabato 23 gennaio scorso, nonostante i tentativi dei medici, la sua forte fibra ha ceduto e Nino si è

ricongiunto con i suoi genitori e ha lasciato noi nell’amarezza per aver perso un amico e nel rimpianto per tutto quello che avrebbe ancora potuto insegnarci.

 

Festa di apertura della stagione venatoria.

Rinviata il 19 settembre causa maltempo , dopo un anno di assenza dovuta alla pandemia sabato 9 ottobre, in una splendida giornata di sole accompagnata da una leggera brezza che rendeva piacevole l’ultimo caldo della stagione, nell’accogliente cornice del Parco dei Tigli si è tenuta la Festa di apertura della stagione venatoria.

Il programma, proposto dal direttore della Riserva Roberto Ronutti e dai componenti del consiglio direttivo ha previsto per la mattinata una battuta di caccia libera riservata all’abbattimento di gazze, ghiandaie e cornacchie (specie di predatori opportunisti che si cibano di uova e piccoli di altre specie) e per ora di pranzo il ritrovo  presso la sede nel parco, dove, dopo, la presentazione dei nuovi soci della Riserva, è stata organizzata una gustosa “porchettata”.
L’invito è stato esteso oltre che ai soci cacciatori anche ai simpatizzanti e ai famigliari ed ha visto la partecipazione  di una quarantina di persone, tra i quali era presente una gradita rappresentanza di giovani iscritti ai corsi, organizzati dalla locale sezione Enalcaccia, per il conseguimento dell’abilitazione venatoria.
Il direttore Ronutti ha presentato ai convenuti i due nuovi soci della Riserva di Gonars : Claudio Cecchini e Roberto Nardon. A loro è stato rivolto il plauso di benvenuto da parte di tutti i presenti, dal momento che è molto importante per il nostro sodalizio accogliere nuovi soci, fidati e conosciuti,  capaci di cogliere appieno la nostra politica di gestione venatoria.
Grazie alla collaborazione dell’amico Luca Gazzetta di Rivignano, neoacciatore abilitato, e all’aiuto del vicedirettore Renato Danielis è stato possibile preparare e cuocere sulle braci una gustosissima porchetta, che li ha visti impegnati dalle cinque di mattina fino all’ora di pranzo.
Durante il convivio tra vecchi ricordi e racconti di arte venatoria il tempo è trascorso rinsaldando i legami di amicizia che uniscono i nostri associati, persone diverse per età, formazione, professione, ma tutti accomunati da una profonda passione per la caccia.
Alla fine del pranzo si è svolta la premiazione della squadra che ha effettuato il maggior numero di abbattimenti, composta da Marco Gregorat, Lucio Forner e Sergio Pettinà.
Il Direttore, complimentandosi con i cacciatori premiati, ha voluto sottolineare che in momenti come quelli attuali, dove l’intero mondo venatorio è messo in discussione, è importante farsi promotori di una serie di valori orientati al rispetto e alla valorizzazione dell’ambiente che ci circonda, dove i cacciatori, oltre che praticare l’arte venatoria, sono protagonisti della salvaguardia e dell’equilibrio delle leggi della natura, in un mondo fortemente antropizzato, e non devono essere vittime di falsi stereotipi e pregiudizi.
La giornata si è conclusa con un brindisi di augurio per una gratificante annata venatoria.