Storie di cacciatori e ausiliari
di Roberto Ronutti & Barbara Di Pascoli
Di storie sui cani se ne sentono tante, ma questa volta voglio raccontarvi l’avventura di un Deutscher Jagd Terrier di nome Crni, che martedì 21 gennaio ha fatto emozionare tutti, anche chi, a volte, non comprende pienamente l’attività venatoria, non conosce a fondo come vengono utilizzati gli ausiliari e, di conseguenza, non immagina quale legame istintivo e indissolubile viene a crearsi tra cane e conduttore.
Crni è un cane dell’età di dieci anni, particolarmente addestrato alla caccia alle volpi, che da diverso tempo caccia nella nostra riserva durante le battute alle volpi che vengono organizzate nel corso del mese di gennaio, perché, anche se sembra difficile da credere, sul territorio di Gonars, come ormai in tutta la Bassa friulana e non solo, la presenza di questo predatore opportunista è aumentata in maniera preoccupante e ognuno di questi canidi per cibarsi fa strage di una numerosa quantità di cuccioli e pulcini di selvaggina, nonché di pollame domestico, dal momento che nella piramide alimentare, almeno per quanto riguarda le nostre zone, praticamente prive di rapaci, non ha nessun predatore naturale. Dunque, per tornare al nostro racconto, anche martedì 21 gennaio guidato dal suo conduttore Paolo di Pascoli, socio della nostra Riserva e specializzato nell’allevamento di cani di questa razza, durante una battuta alla volpe, Crni, assieme a suo figlio e ad altri due compagni di lavoro, è incappato in una tana di nutrie, altro animale che infesta le nostre zone, con particolari danni per le colture di cui è ghiotto. I cani, come è loro consuetudine, guidati da Crni, il membro più anziano, si sono infilati nella tana per stanare il nocivo, ma dopo diversi minuti sono usciti “a bocca asciutta” tutti…tranne Crni!
Abbiamo atteso con pazienza, i minuti sono diventati ore, ma di Crni nessuna notizia, nessun latrato, nessun minimo rumore che, fuori da quel buco, facesse presagire la presenza del cane. Lo sconforto si è impadronito subito di tutti noi e una domenica iniziata con entusiasmo e vitalità, si è trasformata in una giornata un po’ triste per il presentimento di aver perso Crni. Infatti può capitare che attaccando l’animale in tana il cane possa ferirsi gravemente e perdere la vita e, spesso, questo capita agli ausiliari più grintosi e capaci, che non vogliono rinunciare alla preda. Una volta scesa la sera Paolo ha deciso di rientrare con gli altri cani, ma ha lasciato la sua giacca all’esterno della tana, in modo che Crni potesse sentire il suo odore, se fosse uscito durante la notte (è abitudine di questi cani, infatti, addestrati alla caccia in tana, attendere il proprietario all’esterno, sicuri di essere recuperati).
Abbiamo trascorso tutto il lunedì in ansia e fin dalle prime luci dell’alba ci siamo dati il cambio per andare a controllare l’uscita della tana, ma purtroppo di Crni nessuna traccia. L’unica stranezza è stato il fatto che la giacca di Paolo al mattino era sparita! Abbiamo allertato le vicine riserve e le autorità e invitato chiunque si aggirasse nelle vicinanze a darci notizie del nostro ausiliare, qualora lo avesse visto.
Ma il fatto ancora più strano, e che ci ha lasciato un barlume di speranza, è stato che davanti alla tana avevamo messo dei legnetti per capire se ci fossero dei movimenti e, puntualmente, sia lunedì mattina che martedì, li abbiamo trovati spostati. Così, contro ogni aspettativa, anche se qualcuno era perplesso, perché ormai erano trascorse quasi 48 ore, spinti dall’istinto e dall’affetto per Crni, abbiano deciso di scavare.
Abbiamo chiesto in prestito un mezzo meccanico e grazie al supporto di alcuni amici abbiamo effettuato uno scavo profondo 1,5 metri per tutta la lunghezza della tana, dopo ovviamente essere stati autorizzati dalle guardie forestali, dai responsabili del Consorzio Bonifica Bassa friulana e dal proprietario del terreno, il nostro caro amico Alberto Budai.
Dopo alcuni metri all’improvviso abbiamo notato qualcosa di scuro ed inerme all’interno della tana e qualcuno subito ha urlato: “ E’ il cane! E’ morto!”. Paolo attendeva con ansia, siamo rimasti tutti con il fiato sospeso, nessuno si muoveva, tranne gli scavatori. Il proprietario del cane, con il cuore in gola, si stava accingendo già a recuperarlo ed era sceso nella tana, ma appena estratto il corpo, ci siamo resi conto che… era una nutria! Il morale si risolleva in pochi secondi e si riprende a scavare senza tregua. La tana sembra non finire mai, ma all’improvviso notiamo una piccola massa scura venire verso di noi…non possiamo credere ai nostri occhi…è Crni! Non solo è ancora vivo, ma è vispo e scodinzolante ed esce come se niente fosse, scrollandosi di dosso un po’ di terra. Incredibile, ha vissuto nella tana per due giorni e due notti, cibandosi, lo abbiamo scoperto dopo, del corpo di una nutria albina che giaceva sul fondo della tana, vegliando al suo fianco, in attesa del suo conduttore a cui mostrare il trofeo di caccia, e bevendo l’acqua del “Patoc”.
Non possiamo negare la forte emozione del proprietario e di noi tutti che assieme abbiamo lavorato per il recupero del cane. Abbiamo provato un susseguirsi di emozioni e sentimenti contrastanti che ha contribuito a rinsaldare i rapporti tra noi cacciatori e a rinforzare il legame tra ausiliari e conduttori, senza il quale l’attività venatoria non avrebbe alcun senso e perderebbe la sua specificità.
Grazie Crni per non aver deluso, ancora una volta, le nostre aspettative! E grazie, soprattutto, al nostro istinto e alla nostra passione, che ci hanno spinto a non arrenderci e a tentare quella che molti ritenevano una missione impossibile. Questo a dimostrazione che nella caccia, come nella vita, bisogna cercare di non cedere mai allo sconforto, ma di lottare sempre fino alla fine, perché, a volte, anche l’impossibile diventa realizzabile!






