Il Personaggio: Natalino Rupeno

Una mattina di una calda estate, era il 1977, Renzo Lepagier mi chiese la cortesia di sellare la cavalla Tazina per condurla a coprire con uno stallone, il cui proprietario si era appena trasferito in località Casatta Vecchia; avevo da poco iniziato a montare a cavallo e non mi parve vero di potermi lanciare al galoppo fino a destinazione. Arrivai in pochi minuti con la cavalla che schiumava sudore da tutto il corpo e fui accolto così : “ Che male ti ha fatto quella povera bestia per farla correre e sudare in quel modo e con questo caldo “. Questo fu il primo incontro con Natalino Rupeno, meglio conosciuto come Nino, da quel giorno non ho più parlato di cavalli, ho solo ascoltato.

 

Era nato a Parenzo il 2 giugno 1940 e quel giorno transitò sotto casa sua il Giro d’Italia!

Era fiero di appartenere a una terra aspra, ma bellissima come l’Istria. Il padre, insegnante e pedagogo, e il nonno materno, possidente terriero, sono stati fondamentali per la sua formazione: il primo gli ha certamente insegnato quella cortesia ed educazione che trasparivano dal comportamento di Nino, il secondo l’amore per la terra e i cavalli, che saranno sempre il segno distintivo della sua esistenza.

Alla fine del secondo conflitto mondiale lasciò l’Istria occupata dalla forze titine e, assieme alla madre Maria Radossi, raggiunse il padre Emilio Rupeno, professore presso la scuola italiana in Romania e console italiano a Craiova, ma dovettero lasciare il Paese nel 1947, dopo la caduta del re

Michele I e l’instaurazione del regime comunista, perdendo ogni avere e rientrando in Italia come la maggior parte dei profughi istriani: una situazione che segnò profondamente e negativamente l’infanzia di Natalino.

La famiglia si trasferì nel Maccarese, a quel tempo facente parte della municipalità di Roma, zona a

vocazione agricola e di allevamento di bestiame da latte. Di questo periodo c’è un episodio che evidenzia lo spirito d’iniziativa e le capacità di allevatore di Nino : “Avevo dieci anni , grazie alla disponibilità del fattore Salce ( zio del noto attore e regista Luciano Salce ), allevavo tre batterie di

galline ovaiole e la mattina presto raccoglievo le uova, per poi venderle prima di iniziare le lezioni scolastiche a Roma, naturalmente l’unico corredo didattico era un quaderno piegato in quattro e infilato nella tasca dei calzoni, perchè avevo le mani sempre occupate per sistemare sull’autobus

i contenitori con le uova”.

In seguito la famiglia si stabilì definitivamente a Ronchi dei Legionari dove il padre, direttore didattico, concluse il suo percorso lavorativo raggiungendo la quiescenza. Natalino, dopo aver frequentato il  liceo scientifico a Monfalcone, intraprese diverse professioni: lavorava in un mulino, distribuiva bibite a domicilio e, infine, trovò un impiego alla cartiera del Timavo, ma non era soddisfatto perché queste occupazioni non gli lasciavano il tempo per dedicarsi agli amati cavalli.

Iniziò, così, a lavorare come aiutante del colonnello Jovanovic ( istruttore del re Pietro II di Jugoslavia e olimpionico della squadra di equitazione iugoslava ), prima presso il Circolo Ippico Friulano di Spezzotti, poi, durante la stagione estiva a Lignano, si trasferì, quindi, in Veneto a Vado, dove divenne il maestro del circolo ippico del commendatore Furlanis di Portogruaro e dopo un periodo trascorso come istruttore nel maneggio sulla Mainizza, arrivò a Fratta di Romans d’Isonzo.

Qui iniziò l’allevamento dei cavalli arabi e insieme all’amico Federico ( Vito ) Fogarin andò alla ricerca della perfezione nel cavallo arabo. Frequenti furono le visite in Germania e Ungheria presso

gli allevamenti statali per cercare dei soggetti morfologicamente interessanti, tra i quali si annovera il famoso l’allevamento di Bàbolna in Ungheria, regno dell’arabian Shagya. L’amico Fogarin ottenne con la cavalla Maysuna Guasimo, nata nel suo allevamento di Bibione, l’ambito riconoscimento di più bella cavalla al mondo della razza araba egiziana.

Natalino nel 1977 acquistò cinque ettari di terreno in località Casatta Vecchia a Gonars e ricominciò

l’attività di allevatore con alcune fattrici e i suoi stalloni: prima Drino, poi Matcan, Sifat e Siddharta.

Oltre all’attività con la stazione di monta con gli stalloni arabi  allevava anche alcuni bovini di razza Aberdeen Angus, maiali vietnamiti, galli, anatre e galline, un piccolo gregge di Suffolk, pecora rustica che non richiede pascoli particolari e dalla carne ottima, e alcune capre.

Fino a pochi anni fa conduceva al pascolo il suo gregge, aiutato prima dalla cagna Astra (incrocio

di pastore tedesco) poi, qualche tempo dopo, da Lola Pink ( Border Collie ) con una capacità che certamente ricordava l’origine morlacca dei suoi avi.

Era diventato uno dei più esperti e profondi conoscitori dei cavalli: con un’occhiata capiva subito se

l’animale rientrava negli standard di razza e se presentava qualche problema, questa esperienza gli permise, quando entrò a far parte dell’associazione allevatori, di presiedere le commissioni in veste di giudice.

Faceva parte, assieme al compianto Renzo Lepagier, dell’Associazione Friulana Attacchi, famosa la sua pariglia di cavalli ungheresi (balzani di quattro) che, considerata l’esuberanza dei soggetti, solo lui riusciva a condurre senza problemi.

Tra le sue grandi passioni ricordiamo anche l’attività venatoria come socio della riserva di caccia di Gonars.

Nell’ultimo periodo, a causa di seri problemi di salute, era costretto a muoversi con la sedia  a rotelle, ma non ha voluto mai abbandonare la sua residenza in Casatta Vecchia, riuscendo a condurre una vita indipendente, com’è stata tutta la sua storia; ogni tanto saliva sul suo sidecar Ural AK47 giallo e raggiungeva il paese per acquistare gli immancabili “toscani” e farsi un bicchiere con gli amici.

Sabato 23 gennaio scorso, nonostante i tentativi dei medici, la sua forte fibra ha ceduto e Nino si è

ricongiunto con i suoi genitori e ha lasciato noi nell’amarezza per aver perso un amico e nel rimpianto per tutto quello che avrebbe ancora potuto insegnarci.

 

Festa di apertura della stagione venatoria.

Rinviata il 19 settembre causa maltempo , dopo un anno di assenza dovuta alla pandemia sabato 9 ottobre, in una splendida giornata di sole accompagnata da una leggera brezza che rendeva piacevole l’ultimo caldo della stagione, nell’accogliente cornice del Parco dei Tigli si è tenuta la Festa di apertura della stagione venatoria.

Il programma, proposto dal direttore della Riserva Roberto Ronutti e dai componenti del consiglio direttivo ha previsto per la mattinata una battuta di caccia libera riservata all’abbattimento di gazze, ghiandaie e cornacchie (specie di predatori opportunisti che si cibano di uova e piccoli di altre specie) e per ora di pranzo il ritrovo  presso la sede nel parco, dove, dopo, la presentazione dei nuovi soci della Riserva, è stata organizzata una gustosa “porchettata”.
L’invito è stato esteso oltre che ai soci cacciatori anche ai simpatizzanti e ai famigliari ed ha visto la partecipazione  di una quarantina di persone, tra i quali era presente una gradita rappresentanza di giovani iscritti ai corsi, organizzati dalla locale sezione Enalcaccia, per il conseguimento dell’abilitazione venatoria.
Il direttore Ronutti ha presentato ai convenuti i due nuovi soci della Riserva di Gonars : Claudio Cecchini e Roberto Nardon. A loro è stato rivolto il plauso di benvenuto da parte di tutti i presenti, dal momento che è molto importante per il nostro sodalizio accogliere nuovi soci, fidati e conosciuti,  capaci di cogliere appieno la nostra politica di gestione venatoria.
Grazie alla collaborazione dell’amico Luca Gazzetta di Rivignano, neoacciatore abilitato, e all’aiuto del vicedirettore Renato Danielis è stato possibile preparare e cuocere sulle braci una gustosissima porchetta, che li ha visti impegnati dalle cinque di mattina fino all’ora di pranzo.
Durante il convivio tra vecchi ricordi e racconti di arte venatoria il tempo è trascorso rinsaldando i legami di amicizia che uniscono i nostri associati, persone diverse per età, formazione, professione, ma tutti accomunati da una profonda passione per la caccia.
Alla fine del pranzo si è svolta la premiazione della squadra che ha effettuato il maggior numero di abbattimenti, composta da Marco Gregorat, Lucio Forner e Sergio Pettinà.
Il Direttore, complimentandosi con i cacciatori premiati, ha voluto sottolineare che in momenti come quelli attuali, dove l’intero mondo venatorio è messo in discussione, è importante farsi promotori di una serie di valori orientati al rispetto e alla valorizzazione dell’ambiente che ci circonda, dove i cacciatori, oltre che praticare l’arte venatoria, sono protagonisti della salvaguardia e dell’equilibrio delle leggi della natura, in un mondo fortemente antropizzato, e non devono essere vittime di falsi stereotipi e pregiudizi.
La giornata si è conclusa con un brindisi di augurio per una gratificante annata venatoria.

 

 

 

 

Il nostro ricordo di Edoardo Ferigutti, per tutti el “Nuti”.

 

Claudio Giuseppe Milocco

È sempre difficile trovare le parole per rendere un saluto ad un amico che ci lascia per sempre e che è “andato avanti”, come anche amano dire con una bellissima espressione gli Alpini. Ma quasi sempre, e soprattutto, quando si tratta di una persona semplice, laboriosa, cordiale e per sua stessa indole anche molto legata alla gente e all’ambiente in cui ha a lungo vissuto – e che poi a questo ambiente ha sempre manifestato la propria sincera gratitudine per quanto le è stato offerto – questo addio, seppur triste per il dolore del momento, si trasforma in serenità e in affetto per i tanti ricordi e i momenti vissuti di cui poter ancora parlare insieme. È proprio così che desideriamo salutare e ricordare Nuti, che ci ha lasciato poco tempo fa, a maggio, in punta di piedi, circondato dall’affetto della sua famiglia e nell’abbraccio della sua casa, come aveva sempre desiderato.  Mi diceva poco tempo fa di essere rimasto il maschio più anziano del paese, classe 1930, ma di essere ancor di più orgoglioso del suo primato come “più vecchio cacciatore” della riserva di Gonars, dall’alto dei suoi 75 anni di esercizio venatorio (il suo primo giorno di caccia ufficiale è infatti a 16 anni, il giorno di ferragosto del 1946), anche per il fatto di aver trasmesso questa antica passione al figlio Andrea, come Nuti, appassionato allevatore di Setter inglesi. Proprio qualche anno fa, in occasione della pubblicazione del libro sulla Riserva di caccia di Gonars ho raccolto con piacere, e a più riprese, in una lunga intervista, i suoi ricordi di cacciatore e la sua minuziosa testimonianza di tanti eventi legati non soltanto alla sua passione per la caccia ma a vari momenti della sua vita. Gonarese di nascita e ontagnanese di adozione, a seguito del suo trasferimento in paese nel 1962 dopo il matrimonio con Vanda Zoratti, Nuti – nel raccontarmi gli anni della sua infanzia e della sua adolescenza in quel di Gonars  – mi ha a lungo parlato di un mondo fatto di difficoltà, ma di grandi spazi aperti e della armonia di un paesaggio pulito, ancora “in bianco e nero”, che oramai non esiste più, se non rinvenibile in alcune aree non coltivate dei Comunali e sicuramente ancor di più nella memoria e nella esperienza di vita dei suoi coetanei o di quelli un poco più giovani, o anche forse in qualche sfuggevole lampo di memoria infantile di quelli come noi nati tra gli anni ‘50 e ‘60… Provo allora a riproporre qualche passo e qualche memoria di quella lunga intervista…   Innanzitutto i primi ricordi venatori e gli anni difficili vissuti dalla sua generazione: “…iniziai a sparare con la doppietta di mio padre che avevo si e no undici anni, nel cortile di casa nel Bòrc Disòre, in Via Montegrappa, con le cartucce con i pallini da 10, aspettando che qualche gruppetto di passeri si posasse sul nostro albero di fichi.  A quei tempi una cosa del genere – che al giorno d’oggi provocherebbe sconcerto nell’opinione pubblica, oltre a denunce a non finire – passava invece del tutto inosservata, anche tra i vicini di casa.  E poi, tutto ciò che si prendeva o si catturava finiva immediatamente in pentola e costituiva il pranzo o la cena della giornata… Erano anni molto difficili, con la Seconda Guerra Mondiale terminata da appena un anno, insieme a tutte le sue tragedie e disgrazie, e nei nostri paesi allora c’era tanta fame e una profonda miseria tra la popolazione. Ognuno in quegli anni si arrangiava come poteva e per moltissime famiglie, come del resto la mia, l’andare a caccia costituiva un valido aiuto al sostentamento quotidiano. C’era tantissima selvaggina e nelle vaste campagne e nelle zone paludose che circondavano Gonars potevi trovare svariate specie, ed in quantità notevole, come beccacce, beccaccini, voltolini, germani reali, alzavole, marzaiole, gallinelle d’acqua, folaghe e ancora, quaglie, lepri e pernici.  … ed erano infatti in molti i compaesani che dopo aver lavorato una intera giornata, o addirittura all’alba prima di andare al lavoro, uscivano nei campi vicini o nella vicina palude per tornare già subito dopo a casa con qualche piccola preda da consegnare alle donne in cucina… e adesso sorrido se penso che allora non c’erano frigoriferi in casa per la conservazione della selvaggina e degli alimenti,  ma anche se ci fossero stati il problema nemmeno sussisteva perché non c’era proprio bisogno di conservare niente visto che …o mangjàvin dùt par òrdin… màn màn che si cjapàve le ròbe …  in pratica il vero frigorifero era… la nostra pancia! … in quegli anni si cacciava davvero per fame …  Di cani poi ne ho avuti tanti e come tutti coloro, cacciatori o no, che vivono a contatto con questi animali, ho dato loro e ricevuto da loro tanto affetto.  Per dirvi anche del cane di mio padre, un bracco tedesco di nome Dik dal bellissimo mantello roano… talmente sveglio e fedele al punto che partiva da casa mia dal Bòrc Disòre con la borsa di “scùs” (la classica borsa che tutti avevano in casa e che era fatta intrecciando le bratteè, appunto le bucce delle pannocchie) che mio padre gli metteva in bocca, e poi andava tranquillo fino in Via Molini dove c’era il panificio di Umberto Candotto, per tutti  “Bèrto Mulinàr”, tenendo stretti i manici della borsa di “scùs” tra i denti e con dentro il biglietto con la comanda e i soldi… poi tornava indietro tranquillamente al passo, attraversando Piazza Giulio Cesare fino a casa in “Borc Disòre”, portando la borsa con dentro il pane fresco, senza nemmeno permettersi di toccarlo… era uno spettacolo a vedersi… Anche Nuti poi, come tanti altri nei nostri paesi, nei primi anni ’50 ha dovuto emigrare in cerca di lavoro che qui purtroppo non si trovava. … Andai in Belgio per circa tre anni e mezzo, dal 1955 al 1958, come minatore e prima di partire dovetti vendere il mio cane da caccia e mi dispiacque davvero molto. Me lo comprò Gino Olivo di Palmanova che aveva un negozio di abbigliamento e con quanto ricavato comprai dei pantaloni e delle camicie nuove da portare con me in Belgio. Le condizioni di lavoro in miniera e di vita erano molto dure e non ci trattavano bene. Ero nel Bacino minerario di Centro, uno dei 5 Bacini carboniferi del Belgio, adiacente a quello di Charleroi, a circa 25 km da Marcinelle dove proprio nel 1956 accadde la tragedia ed il disastro della miniera di carbone con i 262 morti di cui la metà italiani. Con mio fratello e altri italiani, minatori come me, ricordo che prendemmo il treno e andammo anche noi a Marcinelle per aiutare non appena giunse la tremenda notizia.   Tra le tante cose raccontatemi nell’intervista, Nuti mi aveva anche riferito di essere ormai l’ultimo rimasto in vita del gruppo di operai ingaggiato ai tempi dal Comune di Gonars in occasione dell’opera di riesumazione dei poveri resti degli internati deceduti nel campo di concentramento di Gonars, riesumazione effettuata ben due volte, prima dalle fosse scavate ai margini del sito del campo al cimitero di Gonars e poi, sempre da questo, per la definitiva sistemazione nei sacelli del nuovo Sacrario memoriale realizzato a metà degli anni 70. Ci teneva tanto a rimarcare la precisione e il rigore con cui, durante quelle penose operazioni, erano stati stilati gli elenchi di identificazione e numerazione delle fosse e dei nominativi.  Del lungo periodo in cui poi Nuti ha poi lavorato come muratore in squadra con mio padre Almo, e di cui mi ha riportato tanti episodi e aneddoti, mi fa piacere unire a queste righe una vecchia fotografia che li ritrae presso un cantiere di Gradisca d’Isonzo insieme al compaesano Benito. Pur nella sua tranquilla riservatezza Nuti è sempre stato un gran sostenitore e un assiduo partecipe delle tante iniziative che abbiamo avuto negli anni a Ontagnano, sempre vicino alla comunità di cui è entrato a far parte e sempre entusiasta per tutti i momenti di incontro organizzati in paese… non ricordo personalmente mai una parola astiosa o di critica … ricordo piuttosto i suoi continui incoraggiamenti nel suo modo tipico di esprimere il proprio compiacimento …”fruts, o ves fàt ben, o fasès bèn, braòs! Naturalmente sempre utilizzando il termine “frùt” che lui era abituato a dispensare indistintamente sia ai frùts, quelli veri, anagraficamente parlando, sia a quelli che ormai hanno raggiunto la seconda decade degli ‘anta, come il sottoscritto e gli altri tanti amici… Ricordo poi il suo impegno ultradecennale, insieme a tutta la sua famiglia, come anche molte altre in paese, per la mitica Sagra delle pesche, per anni insuperata kermesse della bassa friulana di inizio luglio. Era uno dei protagonisti dello stand “Ontagnano Mare” dove, tra nuvolette di farina e fritture di pesce e calamari, si occupava della logistica dello stand.  Non ha poi mai perso l’occasione di essere presente assieme a Vanda anche nelle manifestazioni del nostro gruppo Alpini, a quelle della nostra Parrocchia e a quelle della Associazione “Insieme”. Lo ricordiamo ancora poi al fianco di noi portatori della statua della Madonna del Perdòn, sempre pronto in aiuto con i cuscini da sistemare sulle spalle…  Credo sia questo il modo migliore per salutarlo con queste semplici immagini di vita paesana, perché a queste cose e a questi momenti di incontro Nuti teneva tantissimo. Nel giorno del commiato, nonostante la tristezza della circostanza ho visto tanti sorrisi e tanta affettuosa partecipazione in occasione della bicchierata conviviale di saluto davanti alla sua casa, con gli amici cacciatori e quelli del paese ed è sembrato di averlo come sempre presente. Mandi Nuti, ti ricordiamo davvero con amicizia e affetto e ti immaginiamo altrove, in altre grandi praterie assieme a Quent, la tua giovane Setter prediletta.        

 

Festa Sociale 2021. Finalmente di nuovo insieme!

Autore: Michele Di Bert(Riseva di caccia di Gonars)

Dopo un anno di sosta a causa della pandemia finalmente ci siamo ritrovati domenica 27 Giugno 2021 per la tradizionale Festa Sociale della Riserva di Caccia di Gonars, anche se, purtroppo, le limitazioni dovute al Covid 19 non ci hanno permesso di ospitare, come nelle precedenti edizioni, gli amici cacciatori della città gemellata di Vrhnika .  

Il ritrovo è stato fissato alle ore 8.30 presso il campo di tiro a volo di Porpetto, dove, con inizio alle ore 9, hanno gareggiato, divisi in tre categorie, i cacciatori della riserva di Gonars, gli affiliati al circolo Enalcaccia e i cacciatori foranei per la consueta gara Tiro al piattello specialità “percorso di caccia”, con a seguire il Memorial “Carlo Zancan “ con il “percorso di caccia su lepre”.
Quest’anno il Consiglio Direttivo ha deciso di ricordare, proprio con una gara a lui dedicata, Carlo Zancan, provetto e appassionato cacciatore e socio, fin dalla fondazione, della nostra riserva, scomparso nel 2017.
Concluse le competizioni, ci siamo trasferiti presso il Parco dei Tigli a Gonars per il pranzo sociale e le premiazioni della gara.
Presenti alla manifestazione : il consigliere regionale Alberto Budai, il sindaco di Gonars Ivan Boemo, l’assessore comunale Davide Savorgnan, i Vicepresidenti Provinciali Enalcaccia di Udine, Claudio Angeli  e Roberto Ronutti, il presidente del circolo Enalcaccia Alberto Francioni, una rappresentanza dei coltivatori diretti del nostro Comune e, oltre a familiari, amici e simpatizzanti, anche numerosi giovani iscritti ai corsi di preparazione per sostenere l’esame per la licenza di caccia presso il circolo Enalcaccia di Gonars.
Durante gli interventi che hanno preceduto le premiazioni il consigliere regionale Budai ha ribadito l’impegno della regione Friuli Venezia Giulia per mettere in atto tutti gli strumenti utili a limitare i danni provocati dagli ungulati all’agricoltura, mentre il sindaco di Gonars, Ivan Boemo, ha voluto sottolineare la fattiva collaborazione con la locale riserva per una gestione oculata del nostro territorio comunale.
Il direttore Roberto Ronutti, durante il suo intervento, ha illustrato ai convenuti l’attività svolta dalla riserva, ribadendo che solo grazie all’impegno e alla collaborazione di tutti i soci è stato possibile raggiungere importanti risultati, che fanno del nostro sodalizio una delle migliori riserve regionali.

Ecco i primi classificati alle gare:

per la categoria soci della riserva al primo posto Santo Nicita, al secondo posto Flavio Venco e  al terzo posto Roland Martelossi;

per la categoria Soci Enalcaccia al primo posto Nevio Michelin, al secondo posto Santo Nicita  e  al terzo posto Roland Martelossi.

per la categoria foranei al primo posto Leroy Battistel, al secondo posto Michele Perlin, al terzo posto Diego Cristin.

Per il trofeo “Memorial Carlo Zancan” il trofeo è stato consegnato dal direttore Ronutti e dalla moglie di Carlo, Daniela, visibilmente emozionata, allo storico compagno di caccia del marito, Renato Danielis che, assieme a Michele Di Bert, hanno formato per tante annate venatorie una squadra di caccia appassionata ed affiatata.

Sono state consegnate anche due targhe particolari per ricordare i 55 lunghi anni di attività venatoria di due cacciatori soci fondatori della nostra riserva, Masolini Franco e Ferriguti Edoardo (riconoscimento, quest’ultimo, ritirato dal figlio Andrea, vista la recente scomparsa del papà). Un ricordo particolare, inoltre, è andato anche al socio Giovanni Spada, che ci ha lasciati quest’anno ed un applauso finale ha accolto le emozioni di tutti al ricordo di tanti amici e compagni di caccia che non ci sono più!

Che dire, finalmente un segnale di ritorno alla normalità all’insegna dell’arte venatoria: ci rivediamo il prossimo anno, per lo meno questo è il nostro augurio più sincero!

Festa sociale 2021

Dopo un anno di incertezze, finalmente possiamo ritrovarci per il tradizionale pranzo sociale. Rispettando scrupolosamente tutte le norme anti-covid.

Prima del pranzo si volgerà il primo Memorial “Carlo Zancan”
Una gara di tiro al piattello “Percorso di caccia” su lepre.

Questo il programma:

  • Ritrovo quindi alle 8:30 
  • Gara a partire dalle ore 9:00
  • Pranzo alle ore 12:30 circa.

Durante il pranzo si svolgeranno le premiazioni del Memorial “Carlo Zancan”

Per prenotarsi chiamare i numeri: 348 2340441 – 3394830801 – 3282174845 ENTRO IL 25/06/2021

 

Buona Pasqua 2021

E’ passato più di un anno e siamo ancora qua pronti per trascorrere un’altra Pasqua a distanza.
Nella speranza di rivederci presto vogliamo formulare i più Sinceri Auguri di Buona Pasqua a tutti i soci, amici, simpatizzanti e alle loro famiglie.Un augurio particolare a tutte le associazioni di Gonars e all’Amministrazione Comunale.

Battuta sociale alla Volpe Gennaio 2021

Anche quest’anno nonostante le restrizioni sanitarie siamo riusciti a concludere il piano di abbattimento della specie volpe, grazie alle battute sociali che vedono coinvolti i soci della nostra riserva e gli invitati, quest’anno in numero decisamente ridotto.

Le battute alla volpe di Gonars sono oramai una tradizione e anche se quest’anno la zona arancione ha limitato gli spostamenti dei non residenti e di quelli con un Comune con un numero di abitanti minore di 5000 unità, siamo riusciti ad avere il numero minimo di presenti per poter realizzare le battute.

Il risultato è stato positivo grazie alla collaborazione di tutti ma soprattutto dei conduttori  coordinati dal socio Paolo Di Pascoli con l’amico Andrea De Munari senza i quali non sarebbe possibile raggiungere questi risultati.

E’ mancato il momento conviviale tanto atteso per il gran finale ma ci rifaremo in tempi migliori.

Un ringraziamento particolare ai soci e consiglieri che mi supportano in questa iniziativa e che sono sempre presenti: Renato, Marco, Silverio, Lucio, Amedeo e Daniele e tutti, a Paolo per i cani e agli amici invitati che ci permettono di fare un gran bella squadra.

Grazie a tutti e arrivederci al prossimo anno! Waidmannsheil!!